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"Volevo tanto vedere le stelle..." La razza di Pilota non è specificata, come non lo è il suo nome (se mai ne ha uno). 'Pilota', infatti, è un titolo, non un nome. Un titolo che contrassegna quei pochi e selezionatissimi della sua razza che ricevono l’onore di legare la propria sorte a quella di un Leviatano, ad una delle meravigliose navi viventi. La razza di Pilota è l’unica, in tutta la galassia, a poter stringere un tale connubio, perchè possiede le incredibili capacità multitasking - di inimmaginabile velocità, di molteplice e contemporaneo pensiero ed azione - indispensabili per svolgere il ruolo di compagno di un Leviatano, che deve sovraintendere, e collaborare, al funzionamento degli infiniti sistemi operativi della nave vivente, coordinando l’attività dei DRD (Diagnostic Repair Drone).
Il Pilota è, anche, il trait d’union tra il Leviatano e l’equipaggio che vi abita, il traduttore che consente la comunicazione, e la trasmissione di richieste ed ordini: per Pilota, però, la comunicazione con altre razze è di per sé il risultato di impensabile sacrificio ed addestramento, perché anche il suo linguaggio è, come il suo pensiero, talmente veloce ed ipercompresso da richiedere, per renderne possibile la comprensione, che rallenti all’estremo il ritmo di espressione. Un Pilota è, insomma, un essere di intelligenza superiore a quella di ogni altra razza, che volontariamente sceglie di confinare la propria esistenza nei confini angusti del 'Pilot’s Den', dell’ antro, in cui viene collocato, e in cui stringe il legame fisico, definitivo, con il Leviatano. In nome di questo legame, il Pilota accetta di ridurre in modo significativo la propria esistenza, che, normalmente molto più lunga, dopo la connessione coinciderà con quella del suo Leviatano.
Pilota accetta tutto questo perché... 'volevo tanto vedere le stelle': il desiderio – che la razza di Pilota non può appagare diversamente – di conoscere l’universo, di esplorare e di acquisire sapienza ('stando seduto qui, leggo molto') è così forte da fargli accettare il costo che il legame con un Leviatano comporta. Tra il Pilota e il Leviatano, vi è, allora, un dialogo fitto e continuo, la trasmissione costante di esperienze, l’affettuosa e unica condivisione di vita, che consente al Pilota, dalla tana in cui è rinchiuso, di 'vedere' l’intera galassia: direttamente connesso a tutti i sistemi della nave, i sensori del Leviatano sono i suoi occhi, le sue orecchie, il canale tramite cui il Pilota vive tutto quello che la nave vive.
L’altra cifra dell’esistenza di un Pilota è l’anteporre le esigenze degli altri alle proprie ('Prima la nave, e l’equipaggio che vi vive'), perché il suo scopo, nella vita, è servire tutto quanto necessita all’esistenza del Leviatano - e l’equipaggio, in un certo modo, ne fa parte. Tutto questo è un pilota… ma 'il' Pilota, quello di Moya, è anche altro, e diventa anche altro, nei quattro cicli in cui la sua vita, e quella di Moya, incrociano i destini dello stravagante equipaggio che, per caso, vi si assembla. Il Pilota di Moya ha pagato, per l’unione con la sua nave, un prezzo molto più alto di quello di qualunque altro appartenente alla sua specie. Si porta dietro cicatrici, fisiche e psichiche, che saranno scoperte solo nel tempo. Il Pilota di Moya è capace di subire senza discutere aggressioni violentissime, se lo riguardano, ma difende fino all’ultimo i diritti della nave, se li ritiene compromessi. Il Pilota di Moya è saggio, comprensivo e di pazienza infinita, ma sa essere, al tempo stesso, irritato, vendicativo, sospettoso, sarcastico, anche subdolo, se la situazione lo richiede. Come tutti, il Pilota di Moya è un essere vivente, con le contraddizioni, le luci e le ombre di un vero essere vivente. Come tutti, nell’equipaggio, lo strano 'essere di porpora rosa' imparerà, e crescerà: dopo essersi liberato, lui con Moya, dal collare di controllo che lo costringeva a prigioniero dei Pacificatori, vivrà esperienze impensate, e abbandonerà, nel tempo, preconcetti e pregiudizi, per scoprire, sugli altri e su sé stesso, ciò che nemmeno lui avrebbe mai immaginato. Come tutti, il Pilota di Moya imparerà a condividere sé stesso con l’equipaggio, oltre che con la nave. Sarà capace di sacrificare il suo stesso destino per aiutare quella che, come gli altri, sarà giunto a considerare la sua - strana e disfunzionale - famiglia.
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