|
"Ho imparato il valore della pazienza" Un’ombra scura avvolta in scricchiolante pelle nera, giacca con code di frac che sembrano ali di pipistrello. Denti marci, volto scheletrico, sguardo di ghiaccio, unghie acuminate.
La personificazione del male. Letale, ferrea determinazione, ammantata da una voce lenta, dolce, ragionevole, persino affettuosa, a volte. In una parola: Scorpius, né nome né cognome, solo una (auto)definizione, per il vero, e grande, cattivo, di Farscape, la nemesi di John Robert Crichton. Un essere straordinario, per biografia e biologia: ibrido scarran - sebaceano, l’unico riuscito dei numerosi, e crudeli, tentativi degli Scarran, ha il suo stesso corpo come nemico, dilaniato tra l’alta temperatura interna degli scarran e l’impossibilità sebaceana di resistere al calore. L’esistenza di Scorpius è frutto esclusivo di una assoluta volontà di sopravvivere, la sua sopravvivenza garantita da sofisticati congegni medici diagnosani: una barra ghiacciata conficcata nel cervello, armature infrangibili. Estrema debolezza, ed estrema forza, della sua natura scissa: la voce che si fa un ruggito, quando l’anima scarran affiora, l’apparenza posata svanisce, ed emerge la bestia. Eppure, talvolta, basta un fiore, a commuoverlo: nelle sue memorie, ha cercato a lungo la risposta al segreto della sua nascita, e vi ha trovato dolore, ed un motivo per odiare, e vivere per l’odio. Scorpius è un isolato: mal sopporta la gerarchia dei Pacificatori, e da essa è mal sopportato, ha per unici legami l’obbedienza cieca di pochi fedelissimi, o la disponibilità interessata di qualche sicario. La sua posizione deriva solo dalla paura che instilla, ogni potere è stato guadagnato con la sua genialità. Nessun amico, nessun alleato: solo disprezzo e sospetto lo circondano. Tutto questo non conta, però, perché tutto, nella vita di Scorpius, dopo l’infanzia tragica, di solitudine, rifiuto e sofferenza, ha un solo obiettivo: distruggere gli Scarran, a qualunque costo. E John Crichton è una straordinaria opportunità, piovutagli praticamente dal cielo. Scorpius è dotato di pazienza infinita: come un ragno, tesse la sua tela, e aspetta che le vittime ci cadano dentro. E’ un teorico, non un militare, il suo uso della violenza è sempre calcolato, ponderato, ma, proprio per questo, più implacabile. Ai propri occhi, Scorpius non è un sadico torturatore, bensì un disinteressato difensore della galassia dalla minaccia incombente degli Scarran. E’ un uomo con ideali, in fin dei conti, pronto a sacrificare, in loro nome, ogni vita, altrui. John Crichton è la variabile che sconquassa sempre i suoi piani: se, inizialmente, ignora l’inferiore, avido solo della conoscenza che la sua mente può dargli, in seguito Scorpius sviluppa un’ammirazione, sorpresa e vagamente irritata, per la capacità di reazione dell’umano, per la sua imprevedibilità, la sua resistenza. Cambia tattica, più e più volte, Scorpius, per piegare John: tortura, violenza, persuasione, minaccia. Nulla, però, funziona: e, ogni volta, Scorpius resta, con la sua rabbia fredda, a contemplare le rovine della sua ragnatela… e a riprendere, subito, a tesserne un’altra. Crichton, per Scorpius, diviene una monomania. Scorpius, per Crichton, è la persecuzione incarnata. L’uno scopre ogni dettaglio della psiche dell’altro, per attaccarlo, e l’altro è costretto ad imparare chi è Scorpius, per difendersi, scoprendo, a volte, di aver bisogno di lui. Due outsider, con obiettivi incompatibili, sono, però, anche due scienziati, entrambi alla rincorsa dei segreti dell’universo. E, così, alla fine, tutto – paura, potere, odio, rabbia, dolore, vendetta – confluisce, a fare dei due grandi nemici, le due facce di una stessa medaglia, uniti, per la vita, in un abbraccio mortale, ed inestricabile. Perché Crichton, come tutti noi, al fondo, non può fare a meno di essere conquistato, almeno quanto atterrito, dalla personalità titanica, dalla sconfinata e maestosa grandezza, dell’uomo in nero, di cavalletta, di nosferatu, dell’unico, ed inimitabile, Scorpius. | > Vai alla biografia di Wayne Pygram
|